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Uva Pizzutello

Un bel canestro di uva Pizzutello ben matura, ricoperto di freschi pampini, per i tiburtini è uno dei doni piuÌ preziosi da offrire ai propri ospiti. Si tratta di un’uva da tavola polposa, croccante, dagli acini allungati, la buccia leggerissima e il colore verde pallido.
Quest’uva singolare, che i tiburtini hanno soprannominato “uva corna” per via della forma ricurva degli acini, ha la sua culla in una ristretta zona di Tivoli, dove la coltura ha trovato il suo ambiente ideale nei caratteristici pergolati.
Le origini dell’uva Pizzutello non sono chiare. Plinio, nella “Naturalis Historia”, cita una tipologia di uva coltivata nel territorio di Tivoli e Pompei che parrebbe riconducibile al Pizzutello, mentre altre fonti la identificano come una varietà importata dalla Francia dal Cardinale Ippolito d’Este e trapiantata a Tivoli nel XVI secolo. Numerose stampe di viaggiatori del Settecento e Ottocento testimoniano di come i pergolati ornassero non solo Villa d’Este, ma fossero presenti nei terreni compresi tra le contrade “Orti” e “Tartaro” attraversate dalle omonime vie, di cui la prima è in realtà la via Tiburtina antica. Per capire quanto quest’uva si sia radicata nella cultura locale basti sapere che in occasione del giubileo episcopale di Leone XIII (1878-1903) Tivoli offrì al Pontefice una barca artistica, ornata di parecchi quintali di Pizzutello, mentre più di 400 chili ne vennero impiegati per eseguire il magnifico stemma pontificio offerto dai tiburtini a Pio X (1903-1914) in occasione del giubileo sacerdotale.
Le favorevoli condizioni ambientali, con un clima asciutto d’estate e mite d’inverno, hanno consentito la diffusione della coltivazione del Pizzutello, che arrivò a occupare circa 120 ettari nel secondo dopoguerra. Al di fuori di questo lembo di paesaggio bagnato dalle acque canalizzate del fiume Aniene, il Pizzutello di Tivoli non riesce a esprimersi con quei caratteri di finezza e di distinzione che gli sono da lungo tempo riconosciuti.
Per la coltivazione dell’uva Pizzutello sono necessarie semplici pratiche agronomiche: le concimazioni sono realizzate con letame maturo, le operazioni di diserbo sono meccaniche, mentre per la difesa dai parassiti si ricorre a pratiche biologiche o biodinamiche. Non si pianta a filari, ma a pergole ed è molto importante il livellamento del terreno sopra il quale queste vengono costruite. L’intelaiatura è costituita tradizionalmente da pali di sostegno in castagno (forcinotti) che reggono le traversine su cui si adagiano le canne. I legacci con cui si fissano le canne sono di un erba locale (Ampelodesmus mauritanicus) detta “cartica” in tiburtino. La tecnica irrigua è basata sul principio di scorrimento su piani inclinati inondabili: il modulo base è quadrato detto “tavola”; l’acqua derivata dai canali scorre tra una tavola e l’altra.
Il Pizzutello matura a settembre e viene consumato tal quale.

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